Lecce ed il Salento

Storia

Greci, romani, bizantini, normanni e aragonesi hanno costituito, nel corso dei secoli, la storia e la natura stessa del Salento, rendendolo sempre più territorio di confine e di notevole rilevanza strategica e commerciale.

Ogni popolo dominante ha lasciato nel Salento i segni profondi del suo passaggio e non vi è luogo, cittadino o rurale, che non conservi ancora il ricordo dei suoi antichi costruttori.

Muretti a secco, menhir, dolmen, promontori di avvistamento (specchie) e frantoi ipogei sono i testimoni più antichi dei messapi, popolazione di lingua illirica arrivata nel Salento all'inizio del I millennio a.C., a lungo in conflitto con Taranto e sottomessi, successivamente, a Roma nel 266 a.C. I messapi costituirono un ampio territorio denominato Grecìa Salentina il quale si è andato sempre più restringendo fino ad arrivare agli attuali otto comuni nei quali, oggi più che in passato, si sta rivalutando l'antica lingua locale: il griko.

Antiche cattedrali, palazzi, castelli e torri di guardia sono, invece, ciò che resta dell'esperienza normanna e aragonese. Queste due popolazioni di conquistatori contribuirono a modificare gli assetti sociali e politici del Salento medievale (XI e XII secolo i normanni; XIII e XV secolo gli aragonesi).

Le varianti latine e greche presenti nel dialetto salentino sono utili a dimostrare il passaggio storico delle popolazioni viste e, talvolta, la loro coesistenza.

La storia del Salento, comunque, non è costituita solo da dominazioni di popoli estranei ma è una storia fatta anche di vita quotidiana della gente comune che ha iniziato e finito i suoi giorni in questa terra di transito.

Masserie, fortificate e non, sono il segno della storia costruita passo, passo dai contadini che hanno tracciato, nei secoli, l'aspetto paesaggistico del territorio rendendo ora poetico un terreno per lungo tempo impervio e duro da lavorare.

Infine, la storia del Salento si è manifestata nelle opere dei numerosissimi artisti che hanno saputo adattare alla loro terra e a ciò che essa gli poteva dare (la pietra leccese) con immenso gusto e creatività quella corrente artistica e letteraria nata nel 1630 nella Roma papale sotto il nome di Barocco.

Se, dunque, fino al XVI secolo la Penisola Salentina aveva vissuto periodi di continue modificazioni geopolitiche, con conseguenti mutamenti architettonici, a partire dal '600, Lecce in testa, subisce una ulteriore ma questa volta decisiva svolta.

Il Barocco Leccese è ora il cuore del paesaggio artistico salentino. Non esistono chiese, porticati, colonnati o altro tipo di abbellimento architettonico, che sebbene realizzati in periodi differenti non sintetizzino appieno lo spirito che fu degli artisti salentini a partire, appunto, dal 1600.

Lecce è, anche in questo senso, la vera capitale del Salento. Bastano pochi esempi e una passeggiata nel centro storico attorniato dalle mura cinquecentesce volute da Carlo V per imprimere nella memoria la magnificenza delle realizzazioni del Barocco Leccese.

La penisola salentina, come ogni terra carica di sole, ne conserva il colore ed il calore e, probabilmente, è proprio questa la caratteristica principale che sta conducendo il Salento verso nuovi traguardi del mercato nazionale ed estero

Paesaggio Salentino

La posizione geografica e l'ampio contatto con il Mare Nostrum offrono alla Penisola Salentina un clima tipicamente mediterraneo fatto di inverni molto miti ed estati lunghe, calde e secche.

Le correnti mediterranee protagoniste principali del clima salentino rendono la temperatura alquanto omogenea ed elevata con una media da aprile a ottobre che oscilla tra i 20° e i 30°, con picchi estivi di 35°-38°.

L'assetto climatico della più mite provincia italiana offre a chi la visita un colpo d'occhio veramente entusiasmante composto da un cielo sempre chiaro e tondo di colori, da tramonti tipici e pittoreschi, da orizzonti panoramici ricchissimi di fascino naturalistico.

Quando in estate i fichi d'India maturano, i capperi contornano la campagna e il sole meridiano arroventa il terreno, il Salento esplode in tutto il suo naturale splendore: centri storici, contrade, centri balneari, la campagna con i suoi trulli e i frutti in essicagione (pomodori, fichi, uva) riempiono un quadro carico di emozioni e difficile da scordare.

Attraversare il Tacco d'Italia è un'esperienza tutt'altro che monotona: ogni momento, ogni angolo, può essere l'inizio di una nuova evoluzione della campagna e dell'architettura, del folclore e della costa marina.

Il Salento si affaccia su due mari, Ionio e Adriatico, e ciò lo rende molto affascinante soprattutto dal punto di vista paesaggistico: pianure regolari e coste meno pronunciate nel versante ionico, territorio più ondulato e irregolare in quello adriatico.

Le rocce, di origine calcarea, esposte ad erosione, costituiscono una pregevolissima caratteristica delle più che singolari zone costiere in cui si alternano le bellissime spiagge di finissima sabbia dorata, molto frequentate d'estate e in occasioni tradizionali (pasquetta), a scogliere altrettanto apprezzabili.

In questo modo, spiaggia e scogliera forniscono il giusto equilibrio per ogni gusto vacanziero e, giorno per giorno, offrono una grande possibilità di variazione del proprio itinerario turistico.

La campagna salentina, con i suoi sterminati uliveti e gli orti coloriti distesi talvolta su armoniose ondulazioni del terreno (le serre), talvolta su pianure sconfinate, fornisce, al visitatore come al nativo, stupendi panorami e dense sensazioni di quiete.

Percorrendo le strade di campagna si ha l'occasione di gustare gli aspetti più intimi di un paesaggio sempre vario e sempre al lavoro; anche se l'agricoltura non è più la principale attività lavorativa dei giovani salentini, nelle zone agricole, è ancora possibile notare il lavoro instancabile di molti braccianti.

Il nuovo Salento, sicuramente, rimane una terra molto legata al suo tesoro marino: spiagge pulite, acqua limpidissima e fondali incontaminati che seguono a delle splendide scogliere.

Molte sono le iniziative culturali e folcloristiche che, negli ultimi anni, stanno cercando di rivalutare le esperienze storiche del paesaggio mettendo a contatto visitatori e popolazione locale con un mondo antico ancora molto vivo nella cultura della penisola.

Sagre, canzoni, trekking, feste popolari e manifestazioni di ogni genere sono oggi il segno di una regione d'Italia che non si accontenta di essere solo ed esclusivamente una zona di frontiera ma che intende riconquistare il primato storico e geografico che l'ha resa nota nei secoli.

Cultura Salentina

I Secoli passati, le avversità e le esperienze di vita in essi trascorse, hanno generato nel popolo salentino un rapporto del tutto connaturato con il loro patrimonio culturale.

Sarebbe semplice pensare, vista l'apparente indifferenza dei salentini, che essi non abbiano avuto un passato degno di ricordo o un tempo in cui la loro terra fosse nota in tutto il bacino del Mediterraneo.

Infatti, così non è.

Ogni persona che ha le sue radici nel Salento, di esso ne conserva il sapore. Cantori, poeti, scrittori, studiosi di ogni materia, pittori e i noti scultori barocchi, hanno prodotto e continuano tuttora un complesso di beni culturali molto apprezzabili ed apprezzati da chi ha avuto ed ha la fortuna di visitare il Salento.

La stagione culturale salentina, pur non trascurando i mesi invernali, ha il suo massimo vigore nel periodo che va da maggio a settembre.

Convegni, mostre, visite guidate ai luoghi più importanti (frantoi ipogei, locazioni messapiche e romane, insediamenti preistorici), feste patronali ognuna con il proprio rito e la propria tradizione sagre sono il frutto di una sempre più proficua attività di ricerca e riproposizione del vissuto storico della provincia salentina.

A tempo di rito

La Tradizione e il Folclore salentino vivono attraverso le tante manifestazioni annuali che esprimono in pieno tutto il carattere sociale e religioso della popolazione. I riti, le feste, le usanze, ritornano puntualmente tutti gli anni con l'intento di rinnovare - con forza e impegno - la storia e la realtà più profonda di questa terra, cercando anche di comunicare ai visitatori tutti i valori e le gemme preziose della cultura contadina e preindustriale che, spesso, la quotidianità nasconde dietro a bisogni apparentemente più immediati.